CARAVAGGIO 2025: FINALE DI PARTITA
© Photo by Massimo Gaudio
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Sala Finale di Partita |
Nel corso espositivo della mostra, abbiamo avuto l'occasione di vedere molte opere di Caravaggio da quando ha mosso i primi passi artistici a Roma, passando attraverso fatti oscuri che hanno interessato la vita personale dell'artista, il soggiorno napoletano fino ad arrivare in questa sala dove sono esposte le ultime opere da lui realizzate.
Caravaggio aveva una forte voglia di rientrare a Roma e per avere questa opportunità si diresse nell'estate del 1607 alta volta di Malta dove attraverso al suo valore artistico riuscì a entrare nell'Ordine dei Cavalieri Gerosolimitani, mossa utile per ottenere la grazia di papa Paolo V Borghese. Dopo essere stato coinvolto in una rissa con un altro membro dell'Ordine, egli venne incarcerato ma dopo una rocambolesca fuga si diresse verso la Sicilia per poi tornare nuovamente a Napoli dove realizzò il San Giovanni Battista Borghese e il Martirio di sant'Orsola.
Nel 1610 salpò alla volta di Palo Laziale sicuramente dopo aver ricevuto la notizia della grazia. Rilasciato dopo essere stato trattenuto per controlli, si diresse verso Porto Ercole. Provato, affaticato e malato di febbre alta, probabilmente per via di un'infezione intestinale trascurata, vi trovò la morte il 18 luglio 1610 a soli 38 anni.
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Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO, Ritratto di Cavaliere di Malta (1608-1609) Olio su tela, 118,5 x 95,5 cm, Galleria degli Uffizi, Galleria Palatina in Palazzo Pitti, Firenze |
Per riuscire a rientrare a Roma e per avere la grazia di papa Paolo V, Caravaggio nel 1607 si imbarcò da Napoli per dirigersi a Malta con la speranza di entrare nell'Ordine dei Cavalieri Gerosolimitani. Per l'Oratorio di San Giovanni Battista dei Cavalieri nella Concattedrale di San Giovanni a La Valletta, l'artista dipinse la Decollazione del Battista. Grazie a questo dipinto entrò in contatto con molti membri dell'ordine e finalmente riuscì a diventare Cavaliere.
L'identità del Cavaliere ritratto è ancora incerta; potrebbe trattarsi del Gran Maestro dell'Ordine Alof de Wignacourt, ma si è concretizzata l'ipotesi che il Cavaliere sia Antonio Martelli di Firenze che a quanto pare Caravaggio era molto legato. Alcune documentazioni avvallano le notizie che menzionano Martelli come l'artefice della fuga del Merisi dalla prigione maltese.
Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO, San Giovanni Battista (1609-1610) Olio su tela, 152 x 125 cm, Galleria Borghese, Roma |
Nel 1610 dopo aver saputo della grazia concessa da papa Paolo V Borghese, Caravaggio salpò da Napoli alla volta di Roma portando con sé alcuni dipinti da donare al papa e suo nipote Scipione Borghese. Uno dei dipinti era il San Giovanni Battista, anche se questa denominazione potrebbe essere stata data visto le opere pregresse sullo stesso soggetto.
Se si guarda attentamente il giovane, non ci sono riferimenti che portano a pensare che si tratti del santo, infatti, con la mano sinistra regge una canna e non una croce fatta di canne. L'ovino potrebbe essere una pecora ritratta di spalle mentre è intenta a mangiare foglie di tralci della vite. In pratica è un semplice pastorello seminudo poggiato su un telo rosso posto su una roccia.
Caravaggio ha realizzato il dipinto da portare in dono al cardinale Scipione Borghese, Ministro della Giustizia firmatario della sua condanna a morte dopo l'omicidio di Ranuccio Tomassoni.
La chiave di lettura del dipinto potrebbe essere più complessa rispetto alla semplice rappresentazione del santo. Sintetizzando, il pastore è Scipione Borghese che con la mano sinistra tiene la canna come fosse la penna che ha firmato la sua condanna, la mano destra la trattiene come a significare la richiesta di annullare la condanna, invece Caravaggio si è rappresentato come la pecorella che si è smarrita.
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Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO, Martirio di sant'Orsola (1610) Olio su tela, 143 x 180 cm, Collezione Intesa Sanpaolo, Gallerie d'Italia, Napoli |
L'anno è il 1610, è primavera e Caravaggio è in procinto di partire per Roma per ricevere la grazia da parte di papa Paolo V, quando il banchiere genovese Marcantonio Doria gli chiede di eseguire un dipinto su sant'Orsola, in onore della figliastra Anna Grimaldi che diventando suora, ha preso il nome di Orsola. Caravaggio ha dato il meglio di sé per ultimare il quadro in tempi brevi riuscendoci, consegnando l'opera ancora non definitivamente asciutta al procuratore della famiglia Doria, solo che, su insistenti richieste da parte del committente, prima di spedirlo il procuratore decise di farlo asciugare al sole, cosa che comportò dei danni alla tela e Caravaggio per porvi rimedio dovette intervenire nuovamente.
Il dipinto è ambientato nella tenda di Attila, le armature e i vestiti che indossano i personaggi ritratti sono seicenteschi. Attila si trova sulla sinistra ed ha appena scoccato con l'arco la freccia che ha trafitto la santa. Ella, sorretta da uno dei suoi aguzzini, si porta le mani al petto e china la testa per vedere la freccia. Rispetto agli altri personaggi, la santa ha il volto e le mani quasi bianche, come a indicare la sua imminente morte. Anche in questo dipinto Caravaggio ha voluto inserire il suo ritratto, infatti, alle spalle di lei, illuminato dalla luce, spicca il suo volto con la bocca aperta che osserva la scena, drammaticamente catturata dal martirio in atto.
In occasione della mostra Caravaggio 2025, il dipinto ha subito un restauro, dal quale sono riemerse alla luce tre figure di personaggi maschili.
Fino a oggi il Martirio di sant'Orsola rimane l'ultima opera realizzata da Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO (Milano 29 settembre 1571 - Porto Ercole 18 luglio 1610)
Vi ringrazio.
Arrivederci al prossimo articolo.
Massimo
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