mercoledì 25 febbraio 2026

Fontana e Obelisco Lateranense

© Photo by Massimo Gaudio

Fontana e Obelisco Lateranense

Via Merulana che si trova nel rione Monti ha la particolarità di collegare due basiliche papali romane. Parte dalla basilica di Santa Maria Maggiore e arriva in quella di San Giovanni in Laterano dove incontra l'omonima piazza che ospita al suo interno la Fontana e l'Obelisco Lateranense. 
La fontana che si trova ai piedi dell'obelisco è dedicata a San Giovanni Evangelista e dai documenti ritrovati, pare, durante i lavori che iniziarono in occasione del Giubileo del 1600 e che terminarono nel 1607. I materiali utilizzati per la sua realizzazione sono marmo e travertino ed è alimentata attraverso l'acquedotto Felice.
La fontana è formata da una vasca sormontata da due delfini che sorreggono una valva di una conchiglia, nella quale arrivano i zampilli d'acqua provenienti da due draghi e un'aquila, simboli della famiglia Borghese della quale papa Paolo V faceva parte. Nonostante ciò, i lavori per la sua costruzione si devono a papa Sisto V, il quale nel 1588 diede il mandato all'architetto Domenico Fontana per la sistemazione della piazza e il restauro dell'obelisco.
L'Obelisco Lateranense fu rinvenuto in tre pezzi nel 1587 lungo la spina del Circo Massimo. Forte dei suoi 3600 anni (XV sec. a.C.), fu realizzato sotto i faraoni Tutmosis III e Tutmosis IV e fu portato a Roma per volere dell'imperatore Costanzo II nel 357 d.C. Oltre a essere il più antico obelisco a Roma, con i suoi 32 metri è il secondo monolite più alto del mondo.

La fontana


L'obelisco visto dalla basilica

L'obelisco visto da via Merulana

Vi ringrazio.
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Massimo

martedì 24 febbraio 2026

Amedeo Bocchi - 2 opere

© Photo by Massimo Gaudio


Amedeo Bocchi

(Parma, 24 agosto 1883 – Roma, 16 dicembre 1976)

Amedeo Bocchi, Nel parco (1919)
 Olio su tela, 136 x 153 cm, Galleria d'Arte Moderna di Roma Capitale

Amedeo Bocchi, Sole d'inverno (1931)
Olio su tavola, 63,1 x 76,2 cm, Museo di Roma, Palazzo Braschi


Obelisco di Montecitorio e la Meridiana di Augusto

 © Photo by Massimo Gaudio

L'obelisco di Montecitorio nell'omonima piazza


In piazza Montecitorio che si trova nel rione Colonna, c'è un antico obelisco egizio alto trenta metri ed è stato portato a Roma dall'imperatore Augusto nel 10 a.C. insieme all'obelisco che si trova in piazza del Popolo. L'obelisco che prende il nome dalla piazza in cui si trova funge da gnomone della meridiana di Augusto che si trovava nell'antica Campo Marzio in prossimità dell'Ara Pacis. Chiamato anche Orologio di Augusto, il monumento era formato da una vasta area pavimentale rettangolare in travertino lunga circa 75 metri e larga 4, sulla quale erano tracciati listelli in bronzo, con l'indicazione dei giorni e dei segni zodiacali. Sull'apice dell'obelisco vi era una sfera di bronzo che proiettava la sua ombra sulla Linea meridiana il mezzodì, indicando la posizione del Sole sull'eclittica. Questa pavimentazione si estendeva da nord a sud in prossimità dell'antica via Flaminia e si ha certezza della sua esistenza perché nel 1979 durante dei lavori in un palazzo di via Campo Marzio, in prossimità di piazza San Lorenzo in Lucina, fu ritrovata parte di quella meridiana riportante una linea graduata e iscrizioni in greco riferibili a simboli zodiacali.
Nel Medioevo l'obelisco crollò forse durante un terremoto nel IX secolo rompendosi e rimase sotterrato fino a quando fu ritrovato agli inizi del XVI secolo. In seguito, vari pontefici cercarono di restaurare e innalzare nuovamente l'obelisco, ma soltanto nell'ultimo decennio del XVIII secolo con papa Pio XI si avviarono sotto la direzione dell'architetto Giovanni Antinori, i lavori di riparazione dell'obelisco, che venne in seguito eretto e ripristinato come orologio solare. Nel giugno del 1998 durante la risistemazione della piazza, tra i sampietrini venne posizionata una meridiana in travertino che dall'obelisco si dirige verso il portone di Palazzo Montecitorio in memoria di quella che fu la meridiana di Augusto.





 La nuova medidiana


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Massimo

lunedì 23 febbraio 2026

Fontana del Timone

© Photo by Massimo Gaudio

Fontana del Timone


La Fontana del Timone si trova nel Rione Trastevere, ma questo non deve fuorviare dallo scopo per il quale è stata creata. In realtà la fontana rappresenta il Rione Ripa del quale è stato scolpito appunto il suo simbolo: il Timone.
Realizzata nel 1930 in travertino, la fontana è stata addossata al complesso di San Michele alla fine del Lungotevere Ripa proprio dove si trova l'antico Porto di Ripa Grande.
All'apice della fontana all'interno di un cerchio dove c'è la scritta R RIPA, si trova scolpito in rilievo un timone dal quale fuoriesce l'acqua da una cannella centrale che va a finire nel catino sottostante collegato al timone da una pala del timone stesso. Alle due estremità ci sono due piccole colonne dove è stato scolpito in rilievo un anello di ormeggio per le barche su ognuna di esse e al centro esce l'acqua che va a finire direttamente a terra dove ci sono dei fori per lo smaltimento delle acque. Ci sono gli stemmi del Comune di Roma posizionati direttamente sul muro fuori dal gruppo scultoreo che poggia su un grande gradino semicircolare pavimentato con cubetti di porfido.





Vi ringrazio.
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Massimo

venerdì 20 febbraio 2026

Gerino d'Antonio Gerini detto GERINO DA PISTOIA - 10 opere

© Photo by Massimo Gaudio


Gerino d'Antonio Gerini detto GERINO DA PISTOIA

(Pistoia, 1480 – 1529)

Gerino d'Antonio Gerini detto GERINO DA PISTOIA
Apollo Musagete o Apollo con la viola a quattro corde (1513)
Affresco staccato e applicato su tela, 165 x 282 cm, Museo di Roma, Palazzo Braschi

Gerino d'Antonio Gerini detto GERINO DA PISTOIA, La Musa Calliope (1513)
Affresco staccato e applicato su tela, 295 x 93 cm, Museo di Roma, Palazzo Braschi

Gerino d'Antonio Gerini detto GERINO DA PISTOIA, La Musa Clio (1513)
Affresco staccato e applicato su tela, 307 x 245 cm, Museo di Roma, Palazzo Braschi 

Gerino d'Antonio Gerini detto GERINO DA PISTOIA, La Musa Erato (1513)
 Affresco staccato e applicato su tela, 295 x 189 cm, Museo di Roma, Palazzo Braschi

Gerino d'Antonio Gerini detto GERINO DA PISTOIA, La Musa Euterpe (1513)
Affresco staccato e applicato su tela, 295 x 173 cm, Museo di Roma, Palazzo Braschi

Gerino d'Antonio Gerini detto GERINO DA PISTOIA, La Musa Melpomene (1513)
Affresco staccato e applicato su tela, 306 x 270 cm, Museo di Roma, Palazzo Braschi

Gerino d'Antonio Gerini detto GERINO DA PISTOIA, La Musa Polimnia (1513)
Affresco staccato e applicato su tela, 295 x 131 cm, Museo di Roma, Palazzo Braschi

Gerino d'Antonio Gerini detto GERINO DA PISTOIA, La Musa Talia (1513)
Affresco staccato e applicato su tela, 295 x 125 cm, Museo di Roma, Palazzo Braschi

Gerino d'Antonio Gerini detto GERINO DA PISTOIA, La Musa Tersicore (1513)
Affresco staccato e applicato su tela, 195 x 78 cm, Museo di Roma, Palazzo Braschi

Gerino d'Antonio Gerini detto GERINO DA PISTOIA, La Musa Urania (1513)
Affresco staccato e applicato su tela, 295 x 140 cm, Museo di Roma, Palazzo Braschi

Le Muse della Villa della Magliana al Museo di Roma

© Photo by Massimo Gaudio

La sala espositiva

La prima sala del percorso museale del Museo di Roma a Palazzo Braschi ospita il ciclo di affreschi di Apollo e le Muse della Villa Leone X Medici alla Magliana. Le pitture, databili al 1513, decoravano la Sala delle Muse, luogo prediletto del papa, dove si recitavano commedie e poesie in musica. Egli amava passare il suo tempo nella Villa e fu proprio lì che nel 1521, durante i festeggiamenti per la vittoria di Carlo V su Francesco I, contrasse la polmonite che gli fu fatale. La tradizione rinascimentale di raffigurare le Muse, divinità legate ad Apollo e alle Arti, in contesti di svago intellettuale trova un esempio significativo in questo ciclo attribuito a Gerino da Pistoia (1480-1529) allievo del Perugino a Firenze.
Per la figura di Apollo il pittore Gerino si ispirò al Parnaso di Raffaello delle Stanze Vaticane, mentre le Muse seguono la tradizione dei “Tarocchi di Mantegna”. 
Ricoperte a metà del XVIII secolo furono riscoperte nel 1862 ma nel 1869 l'umidità del luogo ne rese necessario lo “stacco”. Impegnati al Monte di Pietà fino al 1875, gli affreschi furono poi acquistati dal Comune di Roma, restaurati e collocati in Pinacoteca Capitolina. Trasferiti al Museo di Roma nel 1952, furono a lungo esposti al primo piano, quindi posti in deposito.

Il 3 marzo 2026 alle ore 16,30 si terrà una conferenza con ingresso libero fino a esaurimento nell'ambito di Roma Racconta... per info 060608

Gerino d'Antonio Gerini detto GERINO DA PISTOIA
Apollo Musagete o Apollo con la viola a quattro corde (1513)
Affresco staccato e applicato su tela, 165 x 282 cm

Gerino d'Antonio Gerini detto GERINO DA PISTOIA, La Musa Calliope (1513)
Affresco staccato e applicato su tela, 295 x 93 cm

Gerino d'Antonio Gerini detto GERINO DA PISTOIA, La Musa Clio (1513)
Affresco staccato e applicato su tela, 307 x 245 cm 

Gerino d'Antonio Gerini detto GERINO DA PISTOIA, La Musa Erato (1513)
 Affresco staccato e applicato su tela, 295 x 189 cm

Gerino d'Antonio Gerini detto GERINO DA PISTOIA, La Musa Euterpe (1513)
Affresco staccato e applicato su tela, 295 x 173 cm

Gerino d'Antonio Gerini detto GERINO DA PISTOIA, La Musa Melpomene (1513)
Affresco staccato e applicato su tela, 306 x 270 cm

Gerino d'Antonio Gerini detto GERINO DA PISTOIA, La Musa Polimnia (1513)
Affresco staccato e applicato su tela, 295 x 131 cm

Gerino d'Antonio Gerini detto GERINO DA PISTOIA, La Musa Talia (1513)
Affresco staccato e applicato su tela, 295 x 125 cm

Gerino d'Antonio Gerini detto GERINO DA PISTOIA, La Musa Tersicore (1513)
Affresco staccato e applicato su tela, 195 x 78 cm

Gerino d'Antonio Gerini detto GERINO DA PISTOIA, La Musa Urania (1513)
Affresco staccato e applicato su tela, 295 x 140 cm

Vi ringrazio.
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Massimo

giovedì 19 febbraio 2026

L'Elefante del Bernini ferito e le sue origini

© Photo by Massimo Gaudio

Piazza della Minerva, Obelisco della Minerva con l'elefante berniniano ferito

È successo nuovamente! Ancora una volta l'elefante di Gian Lorenzo Bernini è rimasto vittima di distacco della parte finale di una zanna. Come già successo nel novembre del 2016, il frammento è stato ritrovato e consegnato alla Sovrintendenza Capitolina per effettuare il dovuto restauro dell'opera. Non si sa cosa sia successo veramente, se il distacco sia da considerarsi come un atto vandalico volontario oppure un cedimento a seguito degli avversi eventi atmosferici, quello certo è il fatto che verranno visionati i video ripresi dalle telecamere dislocate su tutta la piazza per capire la dinamica di questa nuova ferita. "Poro Pulcino"


Obelisco della Minerva con l'elefante berniniano in forma splendida


Le origini

Fino al 14 giugno 2026 a Palazzo Barberini, sarà possibile ammirare il modello in terracotta realizzato dallo stesso "Cavalier Bernino".
Questa terracotta è una delle più spettacolari, nonché una delle più grandi e meglio conservate tra quelle di Bernini. In un foglio di Gian Lorenzo con lo stesso soggetto (Windsor) sono presenti le Api Barberini. Terrecotte e disegno sono da ricollegare a un progetto di sistemazione di quell'obelisco che già nel 1632 era attestato nel giardino di Palazzo Barberini. Nel 1658 è documentato il progetto di “Porto (l’obelisco) nel dorso di un grande elefante da farsi in pietra detta granito o vero di metallo, et il signor Cavalier Bernino ne ha fatto già un disegno”. Nel 1666 la terracotta venne prestata dai Barberini allo stesso Bernini affinché fosse impiegata come modello per l'elefante che Alessandro VII fece sistemare davanti a Santa Maria sopra la Minerva.
Da notare che sotto la pancia dell'elefante non c'è il cubo di pietra coperto con una gualdrappa fino al basamento imposto al Bernini da Alessandro VII perché si pensava che così avrebbe resistito meglio al peso dell'obelisco.

Gian Lorenzo Bernini, Elefante obeliscoforo (1632 ca o 1658)
Terracotta, 59,5 x 54,5 x 27 cm, Collezione privata




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Massimo

Fontana e Obelisco Lateranense

© Photo by  Massimo Gaudio Fontana e Obelisco Lateranense Via Merulana che si trova nel rione Monti ha la particolarità di collegare due bas...