venerdì 20 febbraio 2026

Gerino d'Antonio Gerini detto GERINO DA PISTOIA - 10 opere

© Photo by Massimo Gaudio


Gerino d'Antonio Gerini detto GERINO DA PISTOIA

(Pistoia, 1480 – 1529)

Gerino d'Antonio Gerini detto GERINO DA PISTOIA
Apollo Musagete o Apollo con la viola a quattro corde (1513)
Affresco staccato e applicato su tela, 165 x 282 cm, Museo di Roma, Palazzo Braschi

Gerino d'Antonio Gerini detto GERINO DA PISTOIA, La Musa Calliope (1513)
Affresco staccato e applicato su tela, 295 x 93 cm, Museo di Roma, Palazzo Braschi

Gerino d'Antonio Gerini detto GERINO DA PISTOIA, La Musa Clio (1513)
Affresco staccato e applicato su tela, 307 x 245 cm, Museo di Roma, Palazzo Braschi 

Gerino d'Antonio Gerini detto GERINO DA PISTOIA, La Musa Erato (1513)
 Affresco staccato e applicato su tela, 295 x 189 cm, Museo di Roma, Palazzo Braschi

Gerino d'Antonio Gerini detto GERINO DA PISTOIA, La Musa Euterpe (1513)
Affresco staccato e applicato su tela, 295 x 173 cm, Museo di Roma, Palazzo Braschi

Gerino d'Antonio Gerini detto GERINO DA PISTOIA, La Musa Melpomene (1513)
Affresco staccato e applicato su tela, 306 x 270 cm, Museo di Roma, Palazzo Braschi

Gerino d'Antonio Gerini detto GERINO DA PISTOIA, La Musa Polimnia (1513)
Affresco staccato e applicato su tela, 295 x 131 cm, Museo di Roma, Palazzo Braschi

Gerino d'Antonio Gerini detto GERINO DA PISTOIA, La Musa Talia (1513)
Affresco staccato e applicato su tela, 295 x 125 cm, Museo di Roma, Palazzo Braschi

Gerino d'Antonio Gerini detto GERINO DA PISTOIA, La Musa Tersicore (1513)
Affresco staccato e applicato su tela, 195 x 78 cm, Museo di Roma, Palazzo Braschi

Gerino d'Antonio Gerini detto GERINO DA PISTOIA, La Musa Urania (1513)
Affresco staccato e applicato su tela, 295 x 140 cm, Museo di Roma, Palazzo Braschi

Le Muse della Villa della Magliana al Museo di Roma

© Photo by Massimo Gaudio

La sala espositiva

La prima sala del percorso museale del Museo di Roma a Palazzo Braschi ospita il ciclo di affreschi di Apollo e le Muse della Villa Leone X Medici alla Magliana. Le pitture, databili al 1513, decoravano la Sala delle Muse, luogo prediletto del papa, dove si recitavano commedie e poesie in musica. Egli amava passare il suo tempo nella Villa e fu proprio lì che nel 1521, durante i festeggiamenti per la vittoria di Carlo V su Francesco I, contrasse la polmonite che gli fu fatale. La tradizione rinascimentale di raffigurare le Muse, divinità legate ad Apollo e alle Arti, in contesti di svago intellettuale trova un esempio significativo in questo ciclo attribuito a Gerino da Pistoia (1480-1529) allievo del Perugino a Firenze.
Per la figura di Apollo il pittore Gerino si ispirò al Parnaso di Raffaello delle Stanze Vaticane, mentre le Muse seguono la tradizione dei “Tarocchi di Mantegna”. 
Ricoperte a metà del XVIII secolo furono riscoperte nel 1862 ma nel 1869 l'umidità del luogo ne rese necessario lo “stacco”. Impegnati al Monte di Pietà fino al 1875, gli affreschi furono poi acquistati dal Comune di Roma, restaurati e collocati in Pinacoteca Capitolina. Trasferiti al Museo di Roma nel 1952, furono a lungo esposti al primo piano, quindi posti in deposito.

Il 3 marzo 2026 alle ore 16,30 si terrà una conferenza con ingresso libero fino a esaurimento nell'ambito di Roma Racconta... per info 060608

Gerino d'Antonio Gerini detto GERINO DA PISTOIA
Apollo Musagete o Apollo con la viola a quattro corde (1513)
Affresco staccato e applicato su tela, 165 x 282 cm

Gerino d'Antonio Gerini detto GERINO DA PISTOIA, La Musa Calliope (1513)
Affresco staccato e applicato su tela, 295 x 93 cm

Gerino d'Antonio Gerini detto GERINO DA PISTOIA, La Musa Clio (1513)
Affresco staccato e applicato su tela, 307 x 245 cm 

Gerino d'Antonio Gerini detto GERINO DA PISTOIA, La Musa Erato (1513)
 Affresco staccato e applicato su tela, 295 x 189 cm

Gerino d'Antonio Gerini detto GERINO DA PISTOIA, La Musa Euterpe (1513)
Affresco staccato e applicato su tela, 295 x 173 cm

Gerino d'Antonio Gerini detto GERINO DA PISTOIA, La Musa Melpomene (1513)
Affresco staccato e applicato su tela, 306 x 270 cm

Gerino d'Antonio Gerini detto GERINO DA PISTOIA, La Musa Polimnia (1513)
Affresco staccato e applicato su tela, 295 x 131 cm

Gerino d'Antonio Gerini detto GERINO DA PISTOIA, La Musa Talia (1513)
Affresco staccato e applicato su tela, 295 x 125 cm

Gerino d'Antonio Gerini detto GERINO DA PISTOIA, La Musa Tersicore (1513)
Affresco staccato e applicato su tela, 195 x 78 cm

Gerino d'Antonio Gerini detto GERINO DA PISTOIA, La Musa Urania (1513)
Affresco staccato e applicato su tela, 295 x 140 cm

Vi ringrazio.
Arrivederci al prossimo articolo.

Massimo

giovedì 19 febbraio 2026

L'Elefante del Bernini ferito e le sue origini

© Photo by Massimo Gaudio

Piazza della Minerva, Obelisco della Minerva con l'elefante berniniano ferito

È successo nuovamente! Ancora una volta l'elefante di Gian Lorenzo Bernini è rimasto vittima di distacco della parte finale di una zanna. Come già successo nel novembre del 2016, il frammento è stato ritrovato e consegnato alla Sovrintendenza Capitolina per effettuare il dovuto restauro dell'opera. Non si sa cosa sia successo veramente, se il distacco sia da considerarsi come un atto vandalico volontario oppure un cedimento a seguito degli avversi eventi atmosferici, quello certo è il fatto che verranno visionati i video ripresi dalle telecamere dislocate su tutta la piazza per capire la dinamica di questa nuova ferita. "Poro Pulcino"


Obelisco della Minerva con l'elefante berniniano in forma splendida


Le origini

Fino al 14 giugno 2026 a Palazzo Barberini, sarà possibile ammirare il modello in terracotta realizzato dallo stesso "Cavalier Bernino".
Questa terracotta è una delle più spettacolari, nonché una delle più grandi e meglio conservate tra quelle di Bernini. In un foglio di Gian Lorenzo con lo stesso soggetto (Windsor) sono presenti le Api Barberini. Terrecotte e disegno sono da ricollegare a un progetto di sistemazione di quell'obelisco che già nel 1632 era attestato nel giardino di Palazzo Barberini. Nel 1658 è documentato il progetto di “Porto (l’obelisco) nel dorso di un grande elefante da farsi in pietra detta granito o vero di metallo, et il signor Cavalier Bernino ne ha fatto già un disegno”. Nel 1666 la terracotta venne prestata dai Barberini allo stesso Bernini affinché fosse impiegata come modello per l'elefante che Alessandro VII fece sistemare davanti a Santa Maria sopra la Minerva.
Da notare che sotto la pancia dell'elefante non c'è il cubo di pietra coperto con una gualdrappa fino al basamento imposto al Bernini da Alessandro VII perché si pensava che così avrebbe resistito meglio al peso dell'obelisco.

Gian Lorenzo Bernini, Elefante obeliscoforo (1632 ca o 1658)
Terracotta, 59,5 x 54,5 x 27 cm, Collezione privata




Vi ringrazio.
Arrivederci al prossimo articolo.

Massimo

mercoledì 18 febbraio 2026

Mausoleo di Augusto

© Photo by Massimo Gaudio

Mausoleo di Augusto

Finalmente dopo tantissimi anni di abbandono, è stato deciso di riaprire il Mausoleo di Augusto ma soltanto dopo aver effettuato i lavori di consolidamento e di ammodernamento.
Per un breve periodo è stato possibile visitarlo ma è terminato nel giugno del 2022. Io ho avuto la fortuna di poterlo visitare nel mese di aprile del 2022, quindi poco prima dell'attuale chiusura, necessaria per l'avanzamento dei lavori e per la riqualificazione di piazza Augusto Imperatore.
In quell'occasione la visita si è svolta attraverso l'ausilio di una guida. La visita si è sviluppata attraverso il percorso in quel momento visibile e che in futuro non lontano verrà ampliato e migliorato in modo che tutti possano godere di questa meravigliosa opera, infatti, visto che la visita avviene su più livelli, verrà messo a disposizione un ascensore utile per il superamento delle barriere architettoniche. Nella fase attuale il Mausoleo sta vivendo un restauro molto importante che prevede il consolidamento di tutta la struttura e successivamente ci sarà la valorizzazione con la costruzione di una zona verde perimetrale lungo l'anello esterno e persino sale multimediali per far conoscere meglio la vita di questa opera straordinaria. Personalmente quello che ho visto l'ho trovato molto interessante, perché è come far parte (in parte) della vita che ogni giorno gli archeologi vivono all'interno di quelle zone dove il pubblico non può accedere. Il monumento in questa fase è spoglio e solo alcuni luoghi sono stati restaurati in modo definitivo con la creazione di coperture in vetro. Purtroppo i cipressi visibili nelle fotografie nell'articolo sono stati abbattuti.

La storia del Mausoleo parte dal 28 a.C. quando Ottaviano volle creare quella che sarà la tomba per sé e per la sua famiglia in un luogo che allora si trovava fuori dal centro abitato, stretto tra il fiume Tevere e l'antica via Flaminia.
Dopo la battaglia di Azio nel mare della Grecia contro la flotta di Antonio e Cleopatra, Ottaviano ricevette il titolo di "Augusto" e con la costruzione di questo e altri edifici e monumenti sacri come l'Ara Pacis Augustae, ha voluto dichiarare la sua assoluta fedeltà al popolo romano e alla città che sarebbe diventata la capitale dell'impero romano.
Il Mausoleo di Augusto è la più grande tomba circolare del mondo, ha un diametro di circa 87 metri (il tamburo del Mausoleo di Adriano, oggi Castel Sant'Angelo, è di 64 metri) ed era formato da una complessa planimetria con muri anulari concentrici che via via durante la costruzione sviluppata in altezza, si appoggiavano addosso a un cilindro centrale cavo alto circa 40 metri utilizzato per contenere l'urna con le ceneri di Augusto.
Al Mausoleo si accedeva da una apertura che si affacciava a sud e attraverso l'imponente Dromos da cui seguendo un percorso di corridoio, si arriva alla camera sepolcrale completamente ricostruita il secolo scorso, dove erano conservati i contenitori d'urna marmorei con le ceneri degli imperatori della dinastia Giulio-Claudia e i loro familiari (Marcello, Agrippa, Druso, Lucio, Caio, Germanico, Livia, Agrippina, Tiberio, Claudio, Vespasiano, Nerva, Giulia Domna).
Alla fine dei lavori per la sua costruzione, il monumento doveva apparire come un grande tumulo ricoperto di terra simile a quelli Etruschi dove all'apice, poggiata sopra al cilindro centrale, era posta una statua in bronzo dorato alta circa 5 metri che doveva essere come la copia bronzea che si trova in via dei Fori Imperiali.
La tomba fu utilizzata per più di un secolo, però quando i successivi imperatori utilizzarono forme diverse di sepoltura, il Mausoleo fu via via lasciato andare in uno stato di abbandono durato quasi un millennio, anche grazie alla fine dell'impero romano.
Nel Medio Evo, parliamo del XII secolo, la famiglia Colonna effettuò dei lavori di fortificazione trasformandolo in un castello eleggendolo a loro residenza, ma nel secolo successivo, precisamente nel 1241, papa Gregorio IX li cacciò distruggendo il castello. Fu così che in un nuovo stato di abbandono, il Mausoleo subì una forte razzia dei marmi che furono saccheggiati e riutilizzati per la costruzione di case e monumenti. La distruzione fu tale da permettere la nascita di orti cittadini.
Una rinascita del Mausoleo si deve a monsignor Soderini che nel 1546 ne acquistò i resti trasformandolo in un giardino pensile all'italiana. Durante la costruzione, le aiuole furono collocate seguendo il disegno della struttura originale, creando così cerchi concentrici interni alla struttura, arricchendola con il collocamento di una sessantina di marmi antichi acquistati sul mercato dell'antiquariato. Tra il XVII e XVIII secolo la proprietà cambiò e pian piano la collezione dei marmi furono venduti e uno di quei marmi fu acquistato da Marcantonio Borghese per poterlo sistemare all'interno del Tempio di Esculapio che si trova al laghetto di Villa Borghese.
Nel corso degli ultimi 250 anni, il Mausoleo di Augusto ha vissuto periodi altalenanti dove la bellezza del giardino Soderini fu trasformata dal nuovo proprietario, il marchese portoghese Benedetto Correa de Sylva (1751), nella "giostra della bufala" una sorta di corrida spagnola, e dove inoltre era possibile ammirare fuochi d'artificio.
Qualche anno più tardi, nel 1788, cambiò di proprietà passando al marchese Francesco Saverio Vivaldi Armentieri che continuò a utilizzarlo per spettacoli, che continuarono anche con i successivi proprietari come lo Stato Pontificio prima e il Regno d'Italia poi. Nei primi quattro decenni del Novecento, il Mausoleo divenne una sala per concerti che prese il nome di Auditorium dell'Augusteo fino a quando, sotto il periodo fascista, si decise di riportarlo al suo antico splendore.
Il piano regolatore dell'area prevedeva la demolizione delle costruzioni che erano state addossate al monumento e anche il suo isolamento dal resto degli edifici quindi si decise di allargare l'area intorno con la demolizione di ulteriori edifici. I lavori che iniziarono agli inizi degli anni trenta, ebbero un'accelerata in vista delle celebrazioni previste per il 1938 per il bimillenario della nascita di Augusto. I lavori in parte terminarono in quell'anno in contemporanea con la ricomposizione dell'Ara Pacis, giusto in tempo per le celebrazioni. Purtroppo per via dell'inizio della seconda guerra mondiale i lavori di ultimazione che riguardavano sia il monumento che l'area circostante vennero sospesi e riavviati soltanto nel 1952 per l'ultimazione definitiva, ma da lì a poco la tomba di Augusto sarà di nuovo abbandonata.
Dal 2016 il Mausoleo è di nuovo ritornato attivo grazie ai lavori di restauro conservativo che stanno mettendo in risalto la struttura di questo meraviglioso monumento.



Veduta del Dromos



Interno

Accesso alla camera sepolcrale

La camera sepolcrale



l'iscrizione funeraria di Marcello e Ottavia

Contenitore d'urna marmoreo

Una delle camere trapezoidali nel livello superiore

Una delle zone restaurate con copertura in vetro

Una delle camere trapezoidali nel livello inferiore. Da notare le linee orizzontali che segnano il progressivo sviluppo del muro in altezza. Per il consolidamento della struttura, la camera veniva riempita di terra fino al massimo del muro fino a quel momento costruito, dopodiché il muro veniva rialzato nuovamente e nuovamente riempito di terra e così via, creando strati diversi, visibili appunto dalle linee orizzontali.


La camera posta sopra il Dromos

L'interno del Mausoleo nella parte alta


L'esterno del Mausoleo con i cipressi cresciuti sull'anello esterno

La base dell'anello esterno

Statua di Augusto in via dei Fori Imperiali

Statua di Esculapio a Villa Borghese


Vi ringrazio.

Arrivederci al prossimo articolo.

Massimo

martedì 17 febbraio 2026

Gian Lorenzo Bernini - 15 opere

© Photo by Massimo Gaudio


Gian Lorenzo Bernini  

(Napoli, 7 dicembre 1598 – Roma, 28 novembre 1680)

Gian Lorenzo Bernini, Autoritratto in età matura (1630-1635) 
Olio su tela, 53 x 43 cm, Galleria Borghese, Roma
Gian Lorenzo Bernini, Autoritratto giovanile (1623)
Olio su tela, 39 x 31 cm, Galleria Borghese, Roma

Gian Lorenzo Bernini, Ritratto di fanciullo (1638) 
Olio su tela, 33 x 28 cm, Galleria Borghese, Roma

Gian Lorenzo Bernini, David con la testa di Golia (1623 ca)
Olio su tela, 75 X 65 cm, Gallerie Nazionali di Arte Antica, Palazzo Barberini, Roma

Gian Lorenzo Bernini, Ritratto di Papa Urbano VIII (1631-1632)
 Olio su tela, 70 X 65 cm, Gallerie Nazionali di Arte Antica, Palazzo Barberini, Roma

Gian Lorenzo Bernini, Faccia grottesca (1630 ca)
Sanguigna su carta, 19,7 × 20,2 cm, Museum Kunstpalast, Stiftung der Kunstakademie, Düsseldorf

Gian Lorenzo Bernini, Faccia grottesca (1630 ca)
Sanguigna su carta, 17,4 × 19,4 cm, Museum Kunstpalast, Stiftung der Kunstakademie, Düsseldorf

Gian Lorenzo Bernini, attr., Testa di giovane (1635 ca)
Olio su tela, 78,5 x 61,5 cm, Pinacoteca dei Musei Vaticani, Città del Vaticano

Gian Lorenzo Bernini, Ritratto di giovane (1629-1630 ca)
 Olio su tela, 45,5 x 28,8 cm, Collezione privata

Gian Lorenzo Bernini, I santi Andrea e Tommaso apostoli (1627)
Olio su tela, 61,5 x 85,4 cm, The National Gallery, Londra

Gian Lorenzo Bernini, Ritratto di Sisinio Poli (1638)
Gesso nero - rosso e bianco su carta vergata, 27 x 20,7 cm, The Morgan Library & Museum, New York

Gian Lorenzo Bernini, Studi per il coronamento del Baldacchino di San Pietro (1631 ca)
Penna, inchiostro matita rosa e nera su carta avorio, 26,5 x 36 cm
ALBERTINA Museum, Graphische Sammlung, Vienna

Gian Lorenzo Bernini, Studi per il San Longino (1629 ca)
Gesso rosso su carta, 27,5 x 37 cm, Museum Kunstpalast, Stiftung der Kunstakademie, Düsseldorf

Gian Lorenzo Bernini, Studi per il San Longino (1629 ca)
Penna e inchiostro bruno su grafite, 18,5 x 25,5 cm, Museum Kunstpalast, Stiftung der Kunstakademie, Düsseldorf

Gian Lorenzo Bernini, Studi per Palazzo Barberini (1629)
Gesso rosso su carta, 25 x 38,5 cm, Museum Kunstpalast, Stiftung der Kunstakademie, Düsseldorf


Gerino d'Antonio Gerini detto GERINO DA PISTOIA - 10 opere

© Photo by  Massimo Gaudio Gerino d'Antonio Gerini detto GERINO DA PISTOIA (Pistoia, 1480 – 1529) Gerino d'Antonio Gerini detto GERI...